Le azioni della giapponese Kioxia, uno dei maggiori produttori di memorie flash NAND, usate ovunque, dai telefoni ai data center, sono crollate lunedì 2 novembre alla Borsa di Tokyo. In giornata la perdita ha raggiunto tra il 15 e il 17 per cento; secondo The Economic Times, con un calo di oltre il 13 per cento il titolo è stato quello che ha pesato di più sull'indice Nikkei.
Che cosa è successo?
Venerdì Kioxia ha annunciato di attendersi per il trimestre di dicembre un utile operativo di circa 2.000 miliardi di yen (12,7 miliardi di dollari). La media delle attese degli analisti era di 2.350 miliardi di yen. Per un'azienda che nel trimestre di settembre aveva guadagnato 1.990 miliardi di yen, dopo una serie di crescite rapide significa un quadro quasi piatto. Gli analisti di Bernstein hanno definito la previsione "un grosso mancato obiettivo".
L'azienda attribuisce le prospettive deboli non a un calo della domanda, ma ai tempi delle consegne. Alcuni ordini dei data center sono slittati al trimestre successivo; inoltre la quota crescente di prodotti più economici per smartphone e computer pesa sui prezzi medi. Kioxia afferma che la capacità produttiva del 2027 è già interamente venduta e che anche per il 2028 oltre metà della produzione è coperta da contratti.
Nella prima metà di quest'anno il titolo era salito di oltre il 750 per cento, sulla scia delle attese di vendite di memoria ai data center per l'intelligenza artificiale. Il calo è arrivato subito dopo una settimana difficile per i titoli tecnologici statunitensi, mentre la settimana scorsa Samsung e SK Hynix avevano annunciato utili trimestrali record.
Perché è importante?
Quest'anno i chip di memoria sono stati uno degli anelli più redditizi degli investimenti nell'intelligenza artificiale. Il caso Kioxia mostra che gli investitori ormai non guardano solo alla domanda forte, ma anche alla velocità e alla continuità della crescita: basta restare un po' sotto le attese per bruciare miliardi di dollari di valore. Abbiamo raccontato il percorso dal primo disco rigido, pesante una tonnellata, ai chip di oggi nel nostro articolo su IBM 350 RAMAC.