A chiunque abbia ricevuto un rifiuto per un lavoro è passata almeno una volta per la testa questa frase: "Un giorno ve ne pentirete." Per Brian Acton quella frase non è stata un'illusione, ma un fatto documentato. Nel 2009 Facebook non lo assunse. Cinque anni dopo la stessa azienda annunciò un accordo da 19 miliardi di dollari per WhatsApp, di cui Acton era cofondatore.
La storia sembra la sceneggiatura di un film, ma date e tweet sono lì. Anzi, la parte più bella è che quello che Acton scrisse in quei giorni è ancora registrato e leggibile da tutti. Nessun tono arrabbiato o amareggiato, anzi, una calma sorprendente.
Due rifiuti dopo Yahoo
Acton è un ingegnere del software nato nel 1972. Nel 1996 entrò in Yahoo e lì conobbe Jan Koum. Dopo circa nove anni di lavoro insieme, i due lasciarono Yahoo nel settembre 2007. Secondo Wikipedia entrambi cercarono poi lavoro in Facebook, ma non furono assunti.
I rifiuti di Acton sono registrati sui social. Secondo quanto riporta BGR, il 23 maggio 2009 scrisse: "Got denied by Twitter HQ. That's ok. Would have been a long commute." Cioè "Sono stato rifiutato dalla sede di Twitter. Non fa niente, il tragitto sarebbe stato lungo comunque."
Il suo tweet del 3 agosto 2009 era questo: "Facebook turned me down. It was a great opportunity to connect with some fantastic people. Looking forward to life's next adventure." In breve: "Facebook mi ha rifiutato. È stata una bella occasione per conoscere persone fantastiche. Non vedo l'ora della prossima avventura della vita."
La prossima avventura: WhatsApp
C'è qui un dettaglio piccolo ma importante. WhatsApp non fu fondata da zero dopo il rifiuto di Facebook ad Acton. Jan Koum aveva già registrato WhatsApp Inc. in California il 24 febbraio 2009. Anche la versione 2.0 dell'app, con la funzione di messaggistica, uscì per iPhone nell'agosto 2009. Secondo Wikipedia, con questa versione gli utenti attivi salirono a circa 250.000. Cioè nel mese in cui Acton ricevette il rifiuto da Facebook, l'app del suo amico stava proprio decollando.
Il ruolo di Acton iniziò nell'autunno di quell'anno. Secondo Wikipedia, nell'ottobre 2009 convinse cinque ex amici di Yahoo a un investimento seed da 250.000 dollari, ottenendo il titolo di cofondatore e delle quote. Entrò ufficialmente nell'azienda il 1° novembre 2009. Cioè l'uomo rifiutato da Facebook, nel giro di pochi mesi, divenne socio di una delle più grandi app di messaggistica del futuro.
19 febbraio 2014: 19 miliardi di dollari
Il 19 febbraio 2014 Facebook annunciò di aver raggiunto un accordo per acquistare WhatsApp. La dimensione dell'accordo era di 19 miliardi di dollari: 4 miliardi in contanti, 12 miliardi in azioni Facebook e, in aggiunta, 3 miliardi di dollari in azioni vincolate (RSU) per i fondatori Koum e Acton.
Per capire la scala basta guardare il numero di utenti. Gli utenti attivi mensili di WhatsApp erano 400 milioni a dicembre 2013 e a aprile 2014 hanno superato i 500 milioni. Secondo le stime di Forbes, Acton possedeva più del 20% dell'azienda.
| 2009 | 2014 |
|---|---|
| Rifiuti da Twitter e Facebook | Offerta da 19 miliardi di dollari da Facebook |
| Investimento seed da 250.000 dollari | Oltre 400 milioni di utenti mensili |
| Un ingegnere in cerca di lavoro | Socio in una delle più grandi vendite tech del mondo |
Il finale poco raccontato della storia
Dopo la vendita Acton restò per un periodo in Facebook, ma non ci fu un lieto fine. Nel settembre 2017, per sua stessa ricostruzione a causa di un disaccordo sui metodi di monetizzazione di WhatsApp, se ne andò e rinunciò così a circa 850 milioni di dollari di stock option non ancora maturate.
Nel febbraio 2018 fu annunciato il suo sostegno da 50 milioni di dollari a Signal. Questo sostegno fu strutturato come un prestito senza interessi e senza garanzie alla Signal Technology Foundation. Secondo Wikipedia, questo prestito alla fine del 2018 aveva raggiunto 105.000.400 dollari e la data di rimborso fu fissata al 28 febbraio 2068. Cioè una parte del denaro guadagnato con WhatsApp fu spesa per tenere in piedi un'altra app di messaggistica cifrata. Nel marzo 2018 twittò invece il suo sostegno esplicito al movimento #DeleteFacebook (Cancella Facebook).
Quindi la storia non è semplice come "fu rifiutato, si vendicò". L'azienda che lo rifiutò gli fece guadagnare una grande fortuna e lui alla fine si schierò contro quell'azienda.
Secondo te, un rifiuto di lavoro spinge davvero una persona sulla strada giusta, o raccontiamo queste storie così solo guardando indietro?